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Nichi D’Amico e l’eredità che ci lascia

Le righe che non avrei mai voluto scrivere. Il commiato che non avrei mai voluto dare. E la fatica grande di pensare all’astrofisica italiana, all’Inaf, all’Osservatorio di Cagliari, a tutti noi, a me stesso, senza Nichi. È un grande compito quello che ci lascia: un’eredità fatta di inesausto entusiasmo, di infinita capacità di ascolto, della lucida capacità di andare alla radice dei problemi, e di considerare la primaria importanza delle persone con cui si lavora.

Un’eredità anche fatta di pochissimi aggettivi e di parole semplici e mai forzate, con le quali si faceva capire da tutti, dai suoi studenti, dai suoi colleghi, dai suoi superiori (quando ne ha avuti) e, infine, dai suoi interlocutori istituzionali e/o politici – quando ha avuto il ruolo di parlarci per rappresentare, spessissimo con successo, le esigenze della scienza e dell’Ente. È anche per questo che io stesso, ora, ho provato ad asciugare questi miei ancor confusi pensieri da ogni eccesso di sentimento, perché immagino che ciò sia in linea con le tue preferenze, Nichi.

Nel suo lavoro, Nichi ha avuto tre grandi passioni: dapprima le pulsar, in una seconda fase Srt (e l’Osservatorio di Cagliari) e infine l’Inaf. Tutte e tre legate dal filo rosso fondamentale dell’amore per la scienza, la conoscenza e la crescita del capitale umano. E ha lasciato il segno in tutte, come solo le persone speciali possono e sanno fare.

Andrea Possenti e Nichi D’Amico negli studi Rai, il 15 settembre 2017, per un’intervista andata in onda su Radio1 in occasione dello splashdown della sonda Cassini. Crediti: Marco Galliani

 

Nella prima passione si è tuffato ben prima di quando io abbia avuto la fortuna di conoscerlo, intraprendendo un lavoro ventennale, a cavallo fra l’Australia, Bologna e Cagliari, che ha avuto un eclatante suggello scientifico con la scoperta della tuttora unica pulsar Doppia. Un esito che è stato figlio, da un lato, delle esperienze tecnologiche da lui maturate a Bologna e trasportate in Australia, e dall’altro lato è stato concretizzato grazie alla crescita attorno a lui di un gruppo pulsar italiano, prima a Bologna e poi a Cagliari, che Nichi ha davvero creato da zero. Dietro le poche parole, c’era una persona di squisita sensibilità, che sapeva veramente gettare i semi per far crescere le persone, e poi le seguiva e se ne preoccupava, sempre. Questo – senza alcun bisogno di roboanti proclami – era il suo segreto per creare un gruppo.

Una dote che è diventata ancora più rilevante e spiccata quando si è concentrato per dare la seconda vita all’Osservatorio astronomico di Cagliari e per permettere al progetto Srt di vedere davvero la luce. Un progetto che è diventato non solo il centro scientifico della vita di Nichi, ma la calamita aggregante attorno alla quale è maturata un’intera generazione di ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo, tutti con un percorso e un progetto personale che Nichi aveva perfettamente in mente sin dall’inizio e che solo la sua indomita caparbietà gli ha permesso di portare integralmente a termine in tempi in cui acquisire un’unità di personale ogni cinque anni sembrava il massimo realizzabile. Una traccia dentro la quale è stato agevole proseguire per chi ha avuto il testimone del suo ruolo di Direttore.

Gli invidiavo davvero la straordinaria capacità, affinata negli anni (e che ho apprezzato ancora di più quando ho affrontato la mia personale esperienza di Direzione) di scindere le preoccupazioni – inevitabilmente legate al suo ruolo – dal resto della sua vita. Una ripulitura mentale che gli permetteva di sviluppare il giorno appresso idee nuove per vecchi problemi. Non era ovviamente infallibile, ma la sua visione – è la mia diretta esperienza di anni – finiva per essere confermata dai fatti, tranne rarissimi casi.

Quando mi annunciò, ben prima di renderla pubblica, la sua intenzione di provare a candidarsi per il ruolo di Presidente dell’Inaf, ricordo che mi si rischiarò il cuore al pensiero di quello che avrebbe potuto fare in quella sede. Tanti erano infatti stati gli esempi che mi aveva dato, nei difficili anni della costruzione di Srt, delle sue capacità di lavorare con pazienza, ma fortissima determinazione e visione chiarissima, per il perseguimento di una meta precisa, sempre legata al bene di ciò di cui si occupava e con completa onesta intellettuale. “Se mi nominano, mi sto giocando una pensione tranquilla…”, aggiunse con l’usuale ironia.

Come per tutte le attività che aveva intrapreso in precedenza, si è buttato a capofitto anche in quest’ultima, con la meravigliosa capacità di essere Presidente solo quando serviva, ma il solito Nichi di sempre in ogni altro momento. E gli effetti delle sue attitudini, capacità e visioni della scienza sono sotto gli occhi di tutti, in Inaf, ulteriormente testimoniate dalle centinaia di messaggi che ricordano come oggi il nostro sia un Istituto finalmente coeso, con una sua linea, una sua anima e un parco di capacità umane cresciuto numericamente e qualitativamente come nessuno poteva nemmeno immaginare anche solo qualche anno fa.

Mentre ci stringiamo tutti attorno alla famiglia, io ti ricordo così, Nichi: come un uomo di scienza e di umanità che più si frequenta, più si impara ad apprezzare. Un uomo con lo spirito disponibile e l’intelligenza acuta di una persona che sapeva sempre essere quella giusta al momento giusto, per le istituzioni, per i collaboratori e per gli amici. Quel raro tipo di persona che ognuno vorrebbe sempre avere nel cerchio delle sue relazioni, una di quelle che rendono vita e lavoro una esperienza piena e affascinante.

Ce la dobbiamo mettere tutta, tutti quanti, per portare avanti il tantissimo che Nichi ha seminato e cresciuto.

Andrea e i colleghi dell’Osservatorio astronomico di Cagliari per Media INAF

Nichi D’Amico e l’eredità che ci lascia