Stampa questa pagina

Big data: SKA si unisce al progetto ESCAPE

Il logo del progetto Escape, acronimo di “European Science Cluster of Astronomy & Particle physics Esfri research infrastructures”

Escape, acronimo di “European Science Cluster of Astronomy & Particle physics Esfri research infrastructures”, è un progetto che affronterà le sfide di open science comuni sia alle infrastrutture comprese nella lista stilata dall’European Strategy Forum on Research Infrastructures (Esfri), tra cui Cta, Elt e Ska, sia ad altre infrastrutture di ricerca a livello europeo (come Cern, Eso, Ego-Virgo), nei campi dell’astronomia e della fisica delle particelle. Il volume di dati prodotti dalle strumentazioni scientifiche di nuova generazione sta crescendo esponenzialmente, e anche il software necessario per analizzare tale mole di dati sta diventando sempre più complesso. È però indispensabile che i dati scientifici prodotti siano accessibili a comunità scientifiche sempre più vaste, facilitando le collaborazioni e quindi il loro impiego.

Il progetto Escape riunisce partner scientifici provenienti dagli ambiti dell’astronomia e della fisica delle particelle con l’intento di collaborare alla costruzione del cloud europeo. Le azioni programmate vogliono riuscire nell’intento di facilitare l’integrazione di dati, strumenti e software scientifico, favorendo l’utilizzo di un comune approccio alla cura e alla gestione di dati di libero accesso. Il progetto è guidato dall’In2P3, l’Istituto nazionale francese di fisica nucleare e di fisica delle particelle del Cnrs, in un consorzio di 31 partner che includono 27 istituzioni Europee, organizzazioni pan-Europee e 2 Pmi.

«Per la prima volta, molte infrastrutture e laboratori europei operanti negli ambiti della fisica delle particelle e dell’astronomia hanno combinato le loro forze nel rendere i dati da loro raccolti interoperabili e aperti, impegnandosi a rendere la Eosc una realtà», dice il coordinatore del progetto, Giovanni Lamanna, direttore del laboratorio Lapp dell’In2P3. «Questo è un traguardo importante per la ricerca scientifica in Europa. Il nome Escape è stato scelto perché il nostro progetto vuole liberare i dati e la ricerca da qualunque confine».

I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica sono in prima linea in questa operazione, visto che i dati “liberati” riguarderanno i risultati delle ricerche che nei prossimi anni saranno svolte con le strumentazioni di prossima generazione in cima alla lista dell’European Strategy Forum on Research Infrastructures (Esfri), tra cui Ska, Cta e Elt, nei quali l’Istituto vanta partecipazioni di rilievo.

Del progetto Escape fa parte lo “European Open Science Cloud” (Eosc), l’iniziativa lanciata dagli stati membri dell’Unione Europea per rendere fruibili attraverso un’unica piattaforma, liberamente accessibile online, i dati della ricerca. Ricercatori, ma anche semplici cittadini, potranno accedere e utilizzare i dati prodotti da altri scienziati. Una vera e propria rivoluzione, che l’astrofisica al suo interno sta già portando avanti dal 2001 con l’adozione del Virtual Observatory, e il cui successo sarà direttamente proporzionale al supporto che i ricercatori coinvolti nella sua costruzione sapranno dare. La Eosc aiuterà ad aumentare la visibilità delle ricerche, permetterà a tutti i ricercatori di trovare, consultare e riutilizzare i dati prodotti e allo stesso tempo di depositare, analizzare e condividere i dati per cui sono stati finanziati.

Il successo della Eosc dipenderà dal livello di partecipazione di tutti i referenti delle attività scientifiche, che dovranno supportarne la costruzione, e la comunità degli astronomi e dei fisici delle particelle è già al lavoro per contribuire alla nascita di Eosc con il progetto Escape, la comunità astronomica in particolare è già “sul pezzo” da 18 anni, proprio dalla nascita del Virtual Observatory.

«L’astrofisica, e in particolare l’Inaf, ha una lunga tradizione legata all’open data grazie al Virtual Observatory e alla partecipazione all’Ivoa (International Virtual Observatory Alliance) sin dalla sua fondazione, nel 2001», ricorda Riccardo Smareglia, a capo dell’ufficio di Ict e Science Data Management dell’Inaf, che ha compiti di coordinamento nazionale e internazionale relativo a reti e strutture di calcolo e software di uso comune presso la comunità scientifica Inaf. «L’esperienza che l’astrofisica sta portando a progetti europei come Asterics 2 e ora Escape è essenziale affinché i dati scientifici, open e interoperabili, possano essere la base per uno sviluppo scientifico senza frontiere».

Il progetto Escape ha come base i successi di un precedente progetto cluster finanziato dall’Unione Europea, Asterics 2, che ha realizzato parte delle soluzioni fondamentali per la gestione dei dati e per il software, oltre a definire regole per l’interoperabilità e la pianificazione congiunta. Il finanziamento è stato effettuato all’interno del Programma Quadro Horizon 2020 dell’Unione Europea, il più grande programma di ricerca e innovazione mai realizzato, con quasi 80 miliardi di euro di finanziamento complessivo in un periodo di 7 anni.

Fonte: Media INAF