INAF in SKA

La storia della partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica nel progetto SKA

monte_marioL’Italia, tramite l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), è una delle prime nazioni che ha preso parte al progetto per la costruzione dello Square Kilometre Array (quello che sarà il network di radiotelescopi più grande del mondo) ed è uno dei Paesi che ha aderito alla fondazione della Ska Organisation. L’Italia ha una notevole tradizione nel campo della radioastronomia, guidata dal Istituto di Radio Astronomia (creato dapprima nel CNR ed ora parte integrante dell’INAF) che nel 2005 ha assorbito tutti i centri di ricerca italiani nel campo dell’astronomia ed astrofisica. L’Italia ha all’attivo importanti partecipazioni in progetti internazionali, oltre a una ricca collezione di antenne all’interno dei confini nazionali il radiotelescopio “Croce del Nord” di Medicina (Bologna) che, oltre ad osservare le radiosorgenti sparse nell’Universo, è impegnato anche nel progetto di ricerca S.E.T.I. (Search for Extra Terrestrial Intelligence) e nel progetto “Detriti Spaziali”; i radiotelescopi “V.L.B.I.” di Noto (Siracusa) e di Medicina; il recentissimo radiotelescopio “S.R.T – Sardinia Radio Telescope” di San Basilio (Cagliari).

La comunità scientifica è concorde nell’affermare che SKA è il futuro della radioastronomia e la partecipazione dell’Italia è importante per tutti gli sviluppi scientifici e tecnologici degli anni avvenire. Il coinvolgimento dell’INAF in SKA è stato pensato, sin dai primi anni, come un volano non solo scientifico, ma anche economico e industriale, visto l’ampio coinvolgimento delle industrie italiane nel settore della radioastronomia (con la produzione di ricevitori, pannelli e amplificatori) e questo può avere importanti ricadute per la nostra nazione. Il progetto porterà risultati a medio-lungo termine e per l’Italia è fondamentale rimanervi agganciati con un ruolo di leadership, quale quello rivestito oggi.

DATE DA RICORDARE

La storia di SKA ha inizio nel settembre del 1993 quando l’International Union of Radio Science (URSI) ha fondato il Large Telescope Worging Group per cominciare a lavorare a una nuova generazione di radiotelescopi. Nel 1997 8 istituti provenienti da 6 nazioni (Australia, Canada, Cina, India, Paesi Bassi e Stati Uniti) hanno firmato un accordo di cooperazione per studiare la tecnologia che avrebbe portato al più grande radiotelescopio al mondo.

L’Italia entra in gioco solo tre anni più tardi, il 10 agosto 2000, quando in occasione della riunione dell’Unione Astronomica Internazionale a Manchester (Regno Unito) è stato siglato un protocollo d’intesa per istituire il Comitato direttivo internazionale dello Square Kilometre Array (ISSC).  Presenti quel giorno i rappresentanti di undici paesi: Australia, Canada, Cina, Germania, India, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Il primo gennaio 2005 è entrato in vigore un nuovo accordo, la cui validità è stata poi estesa fino al 2007, per estendere la collaborazione a 21 nazioni (7 per l’Europa, Stati Uniti e il Resto del mondo) e costituire l’International SKA Project Office.

I radioastronomi italiani hanno lavorato negli ultimi anni a tutti i maggiori progetti del settore, prodromici allo SKA, in particolare si segnala il ruolo svolto nella partecipazione al progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del sesto programma quadro denominato SKADS, ovvero SKA Design Phase, contribuendo, in particolare, allo sviluppo dei link ottici, dispositivo cruciale nel complesso sistema di scambio di informazioni in fibra ottica che caratterizzerà SKA. Il rafforzamento del coinvolgimento italiano nel progetto è arrivato proprio con l’adesione a SKADS nel 2006, che includeva 23 partener da 13 nazioni. Da quel momento il poi il ruolo dell’Italia, anche dal punto vista politico, è andato sempre più crescendo.

La collaborazione con i partner internazionali è poi continuata nel 2008, con il progetto PrepSKA, nel quale l’INAF ha assunto un ruolo di carattere politico, coordinando le attività relative allo sviluppo delle regole di procurement e di valorizzazione industriale dello SKA. Sempre nel 2008 è stato costituito il comitato SSEC (SKA Science and Engineering Committee), che ha gestito il progetto fino alla costituzione della SKA Organization.

In parallelo, in Italia si andava estendendo l’interesse per il progetto, in particolare grazie all’opera di promozione portata avanti dall’INAF tesa a creare le condizione di massimizzazione del ritorno economico per il Paese. E la svolta del ruolo dell’Italia nel progetto avviene infatti proprio da questo interesse, quando nel marzo del 2010 il Governo Italiano, per voce dell’allora vice ministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, in un suo intervento al convegno internazionale sui benefici di SKA organizzato a Roma dal COST, annunciò la volontà dell’Italia di candidare Roma quale sede della entità legale della futura organizzazione internazionale.

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Sempre nel 2010 è stata costituito l’Agencies SKA Group (ASG), che riunisce i rappresentanti  delle varie agenzie per SKA, con l’intento di fornire un indirizzo su questioni non propriamente tecniche e scientifiche del programma. Durante il meeting dell’ASG a Roma (proprio presso Villa Mellini in Roma, sede centrale dell’INAF) il 30 marzo 2011 è stata poi sottoscritta la lettera d’intenti che ha portato alla fondazione della SKA Organisation, il 23 novembre 2011 a Londra. In quella occasione l’Italia e l’INAF hanno dimostrato il ruolo di leadership che fin dai primi momenti ha animato la partecipazione a SKA.

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Nel 2012 è stata presa una delle decisioni più importanti in ambito scientifico, cioè quella di costruire lo Square Kilometre Array (SKA) in due siti, Australia e Sudafrica. Nonostante l’Italia si sia fatta avanti nel 2010, nel 2013 la SKA Organisation ha scelto come quartier generale il Jodrell Bank Observatory, vicino Manchester (nel Regno Unito), che è oggi il fulcro e il principale centro di controllo di tutte le attività SKA e lo sarà anche nei prossimi anni.

Il 23 dicembre 2014 è arrivata quella che rappresenta, finora, la notizia più rilevante per la partecipazione italiana in SKA e che ha confermato il ruolo guida dell’INAF: si tratta dell’approvazione da parte del Parlamento Italiano di un apposita linea nel Bilancio dello Stato per finanziare la partecipazione dell’Italia nello Square Kilometre Array.

Nel 2015 è nato l’ORA, l’Osservatorio di Radioastronomia, dalla fusione di due istituti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Osservatorio Astronomico di Cagliari, dove opera il più grande radiotelescopio d’Europa con superficie attiva, il Sardinia Radio Telescope e l’Istituto di Radioastronomia di Bologna, con il radiotelescopio di Medicina e la Croce del Nord e il radiotelescopio di Noto. A vincere la competizione internazionale per la direzione è stato lo scienziato australiano Steven Tingay. Nato a Bendigo il 19 febbraio 1970 è attualmente direttore del Curtin Institute di Radioastronomia in Australia. Tingay, che ha in questi giorni firmato il contratto con INAF, prenderà servizio il 1 gennaio 2016. Fino a quel momento la direzione ad interim di ORA è stata affidata a Grazia Umana, direttrice dell’Osservatorio Astrofisico di Catania. Il neo Osservatorio di Radioastronomia dell’INAF sarà la struttura dove si concentreranno le attività di ricerca, di sviluppo tecnologico, di osservazione e relativi servizi per la radioastronomia in Italia. La Radioastronomia italiana è un’eccellenza a livello internazionale e significativo è il ruolo svolto dalla nostra comunità scientifica in consorzi come lo European VLBI Network (EVN), lo International VLBI Service for Geodesy and Astrometry (IV) e in progetti come ALMA, e-VLBI, LOFAR e SKA.

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